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Nuovi mutui, meglio il tasso Bce dell’Euribor

downloadLa Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse. Cosa cambia per chi ha un mutuo o per chi è in procinto di chiederne un altro? Apparentemente niente, dato che il costo del denaro che le banche private pagano all’ingrosso (presso la Bce) rimane (almeno per il momento) ancorato al minimo storico dello 0,25%. Ma se si scende più in profondità emergono preziose novità dell’ultim’ora per i mutuatari, sia per quelli delle vecchia era che per quelli in erba. Tanto per cominciare, le parole del governatore della Bce, Mario Draghi («l’inflazione resterà bassa ancora a lungo ma risalirà») possono essere lette anche in questo modo: «I tassi resteranno bassi ancora a lungo». E questa, tradotta nell’universo mutui, non è una cattiva notizia perché le prospettive di rialzo dei tassi (che porterebbero un po’ in su le rate dei variabili in essere) sono blande.

Anzi, c’è ancora chi ipotizza che la Bce possa nei prossimi mesi valutare un rintocco al ribasso, magari di 15 punti base, portando così il costo del denaro allo 0,1%. Tutto questo, visto da chi ha in pancia un mutuo a tasso variabile o sta pensando di chiedere un mutuo e direzionarsi su questo tasso (perlomeno per la partenza dove è importante essere un po’ più aggressivi sul tasso dato che nei primi anni di mutuo si pagano molti più interessi) può risultare in un certo qual modo rassicurante. Per la seconda categoria (aspiranti mutuatari a tasso variabile) vale un’altra considerazione. Il mercato dei tassi interbancari (sintetizzato nell’andamento dell’indice Euribor) si sta al piccolo trotto normalizzando. Le banche stanno quindi riprendendo a scambiarsi soldi fra loro piuttosto che bussare sempre alla porta della Bce. Ed è questo il motivo per cui l’Euribor a 3 mesi attualmente viaggia al di sopra del tasso Bce (0,286% contro 0,25%). Se il mercato interbancario dovesse proseguire nel trend di normalizzazione non è da escludere che tra Euribor a 3 mesi e tasso Bce possa crearsi un gap di qualche punto base. Mentre l’Euribor a 1 mese (oggi allo 0,22%) potrebbe restare un po’ più basso e vicinissimo al tasso Bce. Questo cosa significa? Che nei prossimi mesi potrebbe risultare leggermente più conveniente – per chi ha deciso di optare per il variabile – a parità di spread chiedere un mutuo agganciato al tasso Bce piuttosto che all’Euribor a 3 mesi, fermo restando che la soluzione dell’Euribor a 1 mese (più rara nell’offerta) potrebbe continuare ad essere la migliore. In sintesi, se negli anni della crisi l’Euribor a 3 mesi è stato sempre un po’ più basso del tasso Bce, in quelli della normalizzazione potrebbe essere il contrario. A questo proposito va tenuto presente che dal 2008 gli istituti di credito sono obbligati a contemplare nel bouquet di mutui offerti anche prodotti agganciati al tasso Bce. Basta chiedere quindi. L’andamento del mercato ci dà altri due interessanti segnali di normalizzazione. «La riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato sta rendendo meno convenienti le operazioni di carry trade delle banche italiane con i bond statali e questo dovrebbe spingerle a erogare più mutui nel 2014», spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline. E poi c’è da segnalare che «è ripartito il mercato delle surroghe (spostare il mutuo presso un’altra banca che offre condizioni migliori, ndr) che era fermo da due anni e invece adesso rappresenta il 5-6% del mercato». Quali sono le migliori offerte di mutui di surroga? Un tasso fisso del 5,1% o variabile del 2,8%. È un buon momento, quindi, per chi ha un mutuo con ancora molti anni alle spalle, per prendere la calcolatrice e quantificare quanto risparmierebbe di interessi sul debito residuo spostando il mutuo altrove. Quindi come visto, anche quando la Bce non smuove le carte, altri fattori possono comunque dare una scossa al mercato dei mutui.

Fonte: Sole 24 Ore

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