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Le associazioni di categoria: Il 2013 sarà un anno difficile, carico di sfide e incognite. Ma anche di opportunità per chi saprà adattarsi al mercato e investire sulla professionalità il parere di Andafin, Assofin, Assofinmed, Assomea, Assoprofessional, Fiaip, Fimaa, Ufi.

 Che dal punto di vista macroeconomico nel 2013 le cose non andranno bene è un dato ormai assodato e su cui tutti si trovano d’accordo. L’ennesima conferma è arrivata pochi giorni fa dal bollettino mensile della Bce: “La debolezza dell’economia nell’area dell’euro dovrebbe protrarsi. Gli aggiustamenti di bilancio necessari nei settori finanziario e non finanziario, nonché la persistente incertezza seguiteranno a gravare sull’attività economica”. Parole che fanno da eco alle previsioni della Banca d’Italia, che parlano di una contrazione dell’1% del Pil, e a quelle dell’Abi, che calcolano nella misura dell’1% il calo dei consumi delle famiglie, dopo il 3,2% dei dodici mesi passati, con una disoccupazione in crescita al 10,8%. Numeri non certo positivi con cui il settore della mediazione creditizia sarà costretto a fare i conti, mentre sulla testa dei suoi operatori pesano una serie di incognite relative alle norme di dettaglio che dovrebbero completare e rendere definitivamente operativa la tanto attesa e altrettanto criticata riforma introdotta dal D. Lgs 141 del 2010. A completare il quadro, un ulteriore interrogativo che contribuisce a rendere ancora più fitta la nebbia che si addensa all’orizzonte: quello sul risultato delle prossime elezioni politiche, che decideranno quali forze governeranno il Paese nel prossimo periodo, quali saranno gli obiettivi economici e quali strade saranno scelte per perseguirli. 

“Fare previsioni all’inizio dell’anno non è mai facile. Quest’anno però il compito è più arduo del solito”, sottolinea Valerio Angeletti, presidente nazionale della Fimaa, Federazione italiana mediatori agenti d’affari. “Le domande che attendono risposta sono molte, sia dal punto di vista economico che politico e normativo. Quello che è certo è che se non ripartono i consumi anche il credito per finanziarli resterà bloccato. Per questo auspichiamo da parte del governo, qualunque esso sia, e delle istituzioni degli interventi tempestivi ed efficaci che possano ridare slancio al sistema economico. In questo senso gioca un ruolo fondamentale il mercato immobiliare, la cui ripresa fungerebbe immediatamente da traino per molti altri settori”. A preoccupare la Fimaa in questo momento è anche la distanza che si è venuta a determinare tra le condizioni concrete del mercato del credito e le norme che lo disciplinano. “La scollatura è evidente”, aggiunge Angeletti, “e va colmata quanto prima. In questo senso come federazione abbiamo intenzione di riprendere quanto prima il dialogo con le forze politiche che saranno chiamate a guidare il Paese. Le aziende stanno facendo il possibile per adeguarsi alle nuove regole ma il compito non è agevole, perché i costi sono elevati e le pastoie burocratiche non mancano. Spesso, purtroppo, si ragiona prendendo in considerazione i singoli mercati, quello del credito e quello immobiliare, ad esempio, come fossero slegati tra loro. Niente di più sbagliato: sicuramente ciascuno ha caratteristiche e necessità specifiche, è altrettanto evidente però la loro stretta interdipendenza. La battaglia che stiamo portando avanti sulla “segnalazione” va appunto in questa direzione: impendendo a chiunque non sia iscritto negli elenchi dell’Oam di segnalare il nominativo di un proprio cliente a una società di mediazione la nuova disciplina ha spezzato una cinghia di trasmissione fondamentale per il funzionamento del mercato. Questo è un problema che va risolto”.

Anche per la Fiaip, la Federazione italiana agenti immobiliari professionali, il reinserimento degli agenti nella filiera del credito è ai primi posti dell’agenda 2013. “Su questo punto, nonostante le nostre numerose insistenze, il legislatore si è fino ad oggi dimostrato inamovibile ma noi non abbiamo intenzioni di demordere”, spiega Samuele Lupidii, vice presidente nazionale della federazione. “Continueremo a insistere attraverso il dialogo con le istituzioni in una logica di confronto aperto e di condivisione degli obiettivi”. Secondo la Fiaip quello in corso si prospetta come un anno di sostanziale stagnazione, senza grandi margini di guadagno. “Se otterremo gli stessi numeri del 2012 ci potremmo senz’altro definire soddisfatti”, continua Lupidii. “Inoltre, se non ci sono prospettive di crescita è opportuno sottolineare anche che un peggioramento appare altrettanto improbabile. Tenuto conto dello slittamento delle regole previste da Basilea 3, a nostro avviso le banche non potranno continuare a non concedere credito. È chiaro che gli istituti e i clienti avranno sempre più bisogno di consulenti specializzati e in questo senso la riforma della mediazione è stata importante perché la qualità della consulenza del credito e la professionalità degli operatori andranno aumentando”.

Per Eustacchio Allegretti, presidente nazionale dell’Assomea, il 2013 dovrebbe andare anche meglio del 2012. Per due motivi: “Il primo è l’abbassamento degli spread che dovrebbe registrarsi nei prossimi mesi, da cui deriverà un aumento del credito che banche e finanziarie saranno disposte a concedere a singoli e famiglie; il secondo è la riforma che il mercato e la professione stanno conoscendo, che ha ridotto il numero di operatori e reso le società più competitive e qualificate, con la possibilità di muovere capitali maggiori rispetto al passato”. Chiaramente, ammette Allegretti, la maggiore competitività non è un dono calato dall’alto, ma qualcosa che si deve conquistare e pagare a colpi di investimenti, economici e organizzativi. “Investire per innovarsi è la chiave del successo. Il D.Lgs. 141 ha introdotto una rivoluzione nel settore. Oggi il mercato sta cambiando sia dal punto di vista dei suoi meccanismi interni sia della disciplina, e stare al passo con i tempi non è facile, richiede grande impegno”. Soprattutto se si considera che la riforma della mediazione è ancora incompleta e che i problemi ancora aperti non sono pochi. “Che il nuovo sistema necessiti di una messa a punto è innegabile”, sottolinea Allegretti. “Molto cose restano da fare. Sarà proprio questo il compito che saranno chiamate a svolgere le associazioni di categoria nei prossimi mesi: portare avanti un dialogo quanto più possibile costruttivo con le istituzioni per “tappare” i buchi ancora aperti e correggere in meglio quello che non funziona”.

Giovanni Sozio, presidente dell’Assofinmed parla di “timide avvisaglie di miglioramento” collegate all’attenuazione delle tensioni sui mercati finanziari. “Sono fiducioso e condivido quanto sostenuto dalla Goldman Sachs: l’Italia sarà la sorpresa del 2013”, commenta Sozio. “È ovvio che la spinta propulsiva deve venire soprattutto da una robusta crescita, sostenuta dall’emergere di importanti fattori strutturali di supporto, tra cui una politica monetaria insistentemente extra-espansiva e una selezione radicale della professionalizzazione del settore, che rassicurerà le famiglie e dunque costituirà il trampolino di lancio per una ripresa economica e finanziaria del Paese”. Con la fiducia dei consumatori ai minimi storici gli operatori del settore dovranno darsi da fare per “riscattare la propria immagine, troppo a lungo infangata da individui che non offrono serietà, competenza e trasparenza”. Si tratta certamente di una strada che si prospetta in salita, in una fase di modesta crescita dei flussi. “Data la flessione delle richieste ed erogazioni dei finanziamenti, l’attenzione degli operatori deve essere focalizzata sui costi delle strutture di produzione e distribuzione”, precisa Sozio. “Fondamentale appare, oggi più che mai, l’esigenza di una costante attenzione alla formazione della rete commerciale e all’educazione finanziaria delle famiglie. La famiglia palesa ormai esigenze multigenerazionali, cui è doveroso rispondere con una governance di alta qualità e una consulenza professionale adeguata, che sia in grado di rassicurare il cliente sull’investimento che si propone di attuare e sul mantenimento del proprio patrimonio, garantendo quindi qualità, velocità e tempestività nell’offerta del servizio, avvalendosi, a tal fine, dell’utilizzo di nuove tecnologie per favorire l’innovazione di prodotto”.

Inevitabilmente divisi tra più e meno ottimiste, tutte le associazioni di categoria concordano su un punto: il 2013 presenterà problemi ma anche opportunità. E come sosteneva Churchill, dalla capacità di gestire i primi e le seconde può dipendere il successo o la disfatta.

“Gli scenari che abbiamo davanti sono estremamente confusi e la situazione che ci troviamo a vivere potrebbe essere definita kafkiana. La crisi economica perdura e la mancanza di alcune norme di fatto blocca in parte gli operatori del settore, che subiscono danni pesanti in un momento già moto difficile”, sostiene Massimo Marchesi, segretario generale dell’Ufi, Unione finanziarie italiane. “I mutui sono in picchiata, il credito in forte contrazione e le istituzioni non hanno ancora provveduto a emanare parte della normativa di dettaglio per completare la riforma. È palese che in questa situazione gli operatori non possono elaborare i piani industriali triennali che le nuove regole richiedono per l’iscrizione all’albo”. L’auspicio formulato dall’Ufi è che il nuovo anno porti a una soluzione almeno dei principali problemi che restano aperti. “Ci auguriamo che siano presto elaborate le regole per gestire gli aspetti della riforma rimasti scoperti”, aggiunge Marchesi, “nella speranza che queste norme tengano conto del momento particolarmente drammatico che l’intero Paese sta attraversando”.

Su posizioni analoghe si trova l’Andafin, Associazione nazionale agenti attività finanziaria, che per bocca del suo vice presidente Toni Ciolfi parla di “scenario di guerra”. “La riforma varata dal D.Lgs. 141 ha chiesto agli operatori una più elevata professionalità, una più adeguata formazione e una riorganizzazione improntata a una maggiore efficienza. Tutte richieste legittime e necessarie per riequilibrare un settore in cui si avvertiva da tempo la necessità di una nuova disciplina. Il problema è che tutto questo ha portato a un incremento considerevole dei costi, in un momento in cui i ricavi sono in calo del 60-70%”.  Riassumendo: l’intento della riforma era positivo, ma le tempistiche sono state sbagliate. E gli effetti saranno dirompenti. “Molte delle srl cui si rivolge la nuova disciplina sono in realtà costituite da 2 o 3 persone, che si trovano a fronteggiare spese elevate anche solo per l’iscrizione al nuovo albo. Questo vuol dire che molti non ce la faranno e che la categoria si restringerà consistentemente. L’Oam non fa stime ma da circa 12.000 gli iscritti potrebbero scendere sotto i 10.000”.

Altri numeri poco incoraggianti li cita Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo dell’Assofin, Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare. “Nel 2012 l’industria del credito al consumo ha fatto registrare una flessione piuttosto netta, superiore all’11 per cento, frutto di un calo generalizzato di tutte le principali forme tecniche di finanziamento, dal credito finalizzato all’acquisto di auto ai prestiti personali, dal credito erogato attraverso i punti di vendita di altri beni e servizi alla cessione del quinto dello stipendio. Tale andamento è dovuto in larga misura al calo della domanda, riflesso della crisi che si è abbattuta su un numero significativo di nuclei familiari, inducendoli a ridurre in generale i consumi e in particolare a rimandare ove possibile i consumi di beni durevoli (autoveicoli, motocicli, arredo, elettrodomestici, ecc.), per l’acquisto dei quali più frequentemente si ricorre al credito al consumo”. E visto che il clima di fiducia delle famiglie è oggi ai valori minimi mai registrati e che l’ulteriore riduzione attesa del reddito disponibile e le previsioni negative sui livelli occupazionali non incoraggiano l’assunzione di impegni, attendersi nel 2013 il rilancio del comparto “non appare purtroppo ragionevole”. Non resta che sperare “che l’anno appena iniziato veda maturare il clima economico e politico adatto a favorire la crescita dell’economia, con la consapevolezza che quando tornerà il segno positivo nel mercato del credito alle famiglie la ripresa sarà davvero cominciata”.

Un’analisi condivisa da Luigi Iannaccone, direttore dell’Assoprofessional, Associazione italiana professionisti del credito: “Che la mediazione dovesse essere regolamentata ex novo per adeguarla alle mutate esigenze del mercato e della tutela del consumatore imposte dalla disciplina europea è un’evidenza che trova tutti d’accordo. Il problema è che la stretta decisa dalle istituzioni per limitare l’operatività solo alle figure dotate di comprovata professionalità ed esperienza è stata eccessiva e ha comportato un carico economico che in molti non riescono a gestire”. Per l’associazione, dove si doveva lavorare di cesello, muovendosi con estrema attenzione per evitare di mandare in pezzi un settore già martoriato dal maglio calante della crisi economica, si è usata la scure. “Si deve considerare che oggi un operatore finanziario si trova mediamente ad avere un’azienda in cui lavorano una ventina di persone. È facile immaginare i costi legati a una gestione di una simile struttura. Tra i nostri associati nessuno ha un bilancio in attivo per il 2012 e molti potrebbero presto trovarsi nella condizione di dover liquidare la propria società. Sostenere che si tratta di soggetti non adatti è una valutazione estremamente semplicistica che non tiene conto della realtà”. Ancora, Iannaccone punta il dito sui ritardi delle istituzioni nella gestione del processo di riforma. E per fare un esempio concreto parla dei servizi di pagamento. “L’iscrizione all’apposito elenco speciale doveva essere aperta a partire dal 15 gennaio. Anche in questo caso i limiti di tempo fissati non sono stati rispettati. Così attualmente un tabaccaio che non ha alcuna formazione specifica può gestire un’attività come la ricarica del borsellino elettronico. Mi sembra che non ci sia coerenza: per il credito si richiedono agli operatori requisiti estremamente rigidi, mente per i servizi di pagamento suona un’altra musica”. Una situazione che all’Assoprofessional non va giù. “Abbiamo partecipato al tavolo tecnico con le istituzioni, formulando proposte ben precise”, aggiunge Iannaccone. Che conclude: “Ci aspettiamo che queste istanze vengano prese in considerazione e che si proceda quanto prima all’apertura di un albo che possa fornire un nuovo e più equilibrato assetto ai servizi di pagamento”.

Paolo Tosatti per Simplybiz

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    Tag: credito, famiglie, mutui

    Il Mediatore di ieri, oggi e domani

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